(realizzato su scritti, documenti raccolti da Bari Giustino e arricchito da ricerche e ricordi verbali da padre in figlio e testimonianze a cura dell’erede dott. Cesare Paperini)
BARI GIUSTINO
Nato a Recanati nel 1832 figlio di Abramo Bari Capo Mastro in Recanati e Concertina Sara cuoca e inserviente del convento delle Suore di Santa Scolastica in Recanati.
Giustino all’età di 15anni fu inviato a studiare a Roma nel collegio religioso di S.S. Pietro e Paolo in quel luogo incontrò l’istruttore laico Gerardo una cellula carbonara passata al Mazzini che aveva già fondato molti movimenti repubblicani in tutto lo Stato Pontificio, il nascondersi in un Istituto religioso e utilizzando molti giovani con buona calligrafia per divulgare pensieri e proclami repubblicani e coinvolgendo anche prelati.
Giustino si fece subito coinvolgere per la sua calligrafia e la disponibilità a destinare il tempo libero a riscrivere in varie copie tali pensieri e proclami.
Il Giustino ne conservava copie con l’unico intento di imitarlo e lo fece durante le feste pasquali in Recanati le copie scritte in gran segreto le divulgarono posandole nelle chiese. nei giardini pubblici e soprattutto vicino alle botteghe.
Gerardo avuta notizia che in Recanati si leggevano dei proclami di Mazzini, comprese subito che era stato Giustino e lo face partecipare in riunioni dove vi erano molti giovani anche 14enni utilizzati alle divulgazione. Il Giustino da un’eccitazione nello svolgere tali compiti, iniziò a crederci alla libertà, all’unità dello stato italiano alla Repubblica.
Lo stato Pontificio preoccupato del crescere di tanti anarchici e mazziniani diedero ordine alle Guardie Zuave di arrestare anche i sospettati.
Gerardo insieme agli associati con i ragazzi organizzò la fuga verso il Gran Ducato di Toscana consapevole delle leggi di Pio IX.
Gli Zuavi iscrissero il Bari Giustino su i registri dei ricercati vi allegarono verbali di testimoni (falsi) prove dei manoscritti.
l padre Abrano da capo mastro divenne un lavoratore a giornata, la madre fu cacciata dal convento e divenne lavorante nelle campagne .
Giustino in Toscana incontra i garibaldini e mazziniani che sotto falso nome Giuseppe de Rosa lo portarono a Napoli per il proseguimento degli studi in agrimensometria, li incontra un architetto polacco Polinich/Ki(?) garibaldino che per la perdita di una mano in battaglia è posto nel reparto tecnico strategico delle camicie rosse. Il polacco prese a cuore il Giustino, lo sostenne negli studi e soprattutto gli raccontava le strategie di guerra dei garibaldini, la lettura di mappe, il tracciato di sentieri, le strutture dei ponti, come abbattere le chiavi di sostegno, i punti deboli di mura di cinta, il deviare per il prosciugamento di letti di ruscelli e torrenti.
Pio IX e la condanna a morte in contumacia:
TRIBUNALE SPECIALE PER LA SICUREZZA DELLO STATO PONTIFICIO.
In nome di Dio e dello Spirito Santo e per volontà del popolo e di S.S. il Pontefice oggi 10 settembre anno di grazia 1850 questo Tribunale sulla sicurezza dello Stato:
I S.E.
Cardinale Antonelli Giacomo Fenando (Segretario di Stato Presidente)
Ministro Rovere Ferdinando
Ministro Spassoli Vincenzo Maria Filippo
Ministro Pappagota Alessando (pubblica accusa)
Ministro Garretteri Girolamo
Avv. Terranno Celestino Maria (difensore)
riuniti in Urbino visti gli atti forniti dal Capo della milizia di Recanati, ascoltati i testimoni e letti i verbali presentati a questo Tribunale dai Soldati Zuavi della Caserma Serristori contro:
BARI GIUSTINO nato e registrato in Recanati il 18 ottobre 1832 figlio di Abramo Bari nato in Albano nel 1804 e da Convertini Sara nata a Recanati nel 1813 e residenti in Recanati.
Reo di:
attentato allo Stato;
divulgazione con scritti di proprio pugno contro le leggi e gli ordinamenti dello Stato;
iscritto e fautore di società segrete per destabilizzare e attentare contro lo Stato;
di aver istigato in segreto a sommosse in Recanati e a Roma contro lo Stato;
per aver partecipato ad attentati contro Caserme Zuave causandone anche vittime;
per allontanamento dallo Stato con lo scopo di evitare il giusto processo;
per essersi impossessato delle rette inviate dai genitori e dovute al Collegio Religioso di S.S. Pietro e Paolo in Roma dove soggiornava per studio;
per tali gravi reati questo tribunale:
CONDANNA IN CONTUMACIA BARI GIUSTINO ALLA PENA DI MORTE
mediante ghigliottina da tenersi dopo due giorni dalla cattura del reo e lettura della presente sentenza definitiva in Piazza di Ponte Sant’Angelo e per mano del maestro boia Calducci Antonio.
CONDANNA Bari Abramo padre al pagamento delle rette dovute al collegio religioso di S.S. Pietro e Paolo da definirsi in altra sentenza.
ORDINA la promulgazione della presente condanna in tutte le Caserme dello Stato, ordina che copia in lingua francese e spagnola e delega i Soldati Zuavi alla consegna ai ministri e ambasciatori di tali stati per la ricerca e la cattura del reo BARI GIUSTINO.
DIFFIDA chi abbia notizie in via diretta o indiretta o veda il BARI GIUSTINO di darne immediata notizia alle Caserme dei Soldati Zuavi o direttamente ai Tribunali dello Stato Pontificio.
ORDINA l’affissione per giorni 120 della presente condanna in tutti i posti di Guardia e Tribunali.
Il presente atto di condanna in via esecutiva e definitiva viene registrato con il n°364/50 in data 10 settembre 1850 dal S.E. Ministro FRANCINI Giovanni Antonio Conservatore degli Atti Penali in ROMA.
1850 Giustino è a Parigi con il polacco per sostenere un corso di topografia, guarda e immagina la rivoluzione francese del 1789 al rientro con l’impeto di un diciottenne chiede di partecipare alla conquista di Roma e nonostante i pareri favorevoli non gli furono concessa.
Il primo governo dell’Unità d’Italia in Firenze (1861) annulla tutte le condanne promulgate contro i mazziniani, garibaldini e carbonari escludendo gli anarchici in tutto il nuovo stato monarchico.
Il segretario del Ministro della Guerra esamina la sua storia il suo prodigarsi nel periodo della liberazione e soprattutto i suoi studiano i numerosi attestati e gli fissa un appuntamento al S.E. Consigliere Capo del Ministro della Guerra.
( dagli appunti - oggi giovedì 10 luglio 1862 dovrò recarmi nella società anonima ferrovie meridionali in Roma) e finalmente sistemato nell’Ufficio Tecnico.
L’incarico era l’esproprio di terreni per la realizzazione della ferrovia
Da Lecce ad Otranto.
1864 a 32 anni, si trasferisce a Lecce e inizia il suo lavoro nello stesso anno si sposa con una nobildonna di Sanarica ed ebbe tre figli, dai suoi appunti si nota la sua allegria nel trovare gente molto ospitale dolce e soprattutto veritiera.
All’età di 33anni vuole affrontare il viaggio per Recanati lo aveva sempre sognato, preparato, per lui non era facile tornare dopo 32 anni, anche se la condanna a morte era stata annullata e poi sapere dei suoi genitori dei suoi due fratello della sorella, fù proprio la sorella ad ospitarlo i genitori erano morti i due fratelli erano fuggiti verso la Corsica e non avevano più dato loro notizie.
(dai suoi appunti 15/10/1789 ho rivisto mia sorella Anna suo marito Guglielmo e i tre nipotini, vivono bene, hanno una bella casa, Guglielmo è un taglia boschi vende legna è in possesso di terreni e tre carri da traino con 10 cavalli) amareggiato fa rientro a Corigliano d’Otranto dove prosegue il suo lavoro ( dai suoi appunti Corgliano d’Otranto sono ospitali e sempre disponibili con chi viene da lontano ho incontrato un ex carbonaro e spesso con lui ricordiamo i momenti passati, sono amico del Sindaco e spesso insieme raggiungiamo Maglie per passare serate in compagnia e assaggiare i buoni pasti..) Progetta con ordini della Provincia, strade per raggiungere i vicini centri abitati piccoli tratti ma molto utili. E’ fondatore della Società Operaia per i numerosi lavoratori conosciuti. All’età di 59anni si unisce con una Coriglionese ed essendo sposato da il suo cognome alle figlie Romilda, Vincenza e Goffredo. Acquista dei terreni e costruisce una casina con un orto botanico molto esaltato da gli amici che vi passavano periodi estivi. E’ un uomo molto bravo e soprattutto altruista chiama Deputati Senatori per avere fondi da destinare a Corigliano d’Otranto per restauri di fabbricati statali e rivestimento delle strade interne. All’età di 65anni è incaricato al restauro del convitto e collegio dei Gesuiti a Lecce gli fu affidata la realizzazione di camere per il pernottamento dei collegiali (in quel tempo erano costretti a raggiungere l’ex ospedale Santo Spirito vicinanze porta Rudiae) 1898 riceve la rendita mensile di garibaldino. Nel 1904 le gambe non lo reggono e preferisce trasferirsi nella casina per curare l’orto botanico dal 1905 anche la sua vista viene meno l figlio Goffredo lo assiste sia di giorno che di notte ( è il mio bastone della vecchia) ama essere circondato sempre di amici regala le piante dell’orto con grande tristezza non ci riusciva a curarle. La notte del 31/12/1909 convoca tutti suoi familiari si rivolgono a tutti i figli avuti e gli dicono di essere uniti di volersi bene e stabilisce il testamento dando in parti uguali terreni e case, detta anche la sua volontà di essere seppellito nella nuda terra e di scrivere sulla lapide “uomo libero” di donare alla facoltà di Ingegneria di Napoli il suo metro di argento con il trigometro e le 35 staie lascia ai suoi figli maschi una cassa chiusa con chiave (che consegna ai Comi e Stasi) in rovere che contiene i registri contabili, le mappe di esproprio i progetti e varie epistole e appunti personali. Il tutto è trascritto da due amici presenti Nicola Comi e Carmelo Stasi che il Giustino lucidissimo dopo la lettura del Comi e la rilettura dello Stasi firma in triplice copia e si fa assicurare consegnando lire 20 per la registrazione alla sua avvenuta morte, presso il notaio Nucci in Maglie.
Nella serata del primo gennaio 1910 Giustino muore.
Al suo funerale nonostante il giorno festivo partecipano tutte le famiglie di Corigliano d’Otranto e molta gente dei paesi limitrofi anche da Lecce e Maglie giunsero i suoi amici tra cui Onorevoli e Senatori e istruttori Gesuiti e tantissimi operai dei cantieri da lui gestiti e i ferrovieri che gli volevano un gran beni così scrive il Comi in aggiunta alle sue ultime volontà.
Il testo originale scritto dal Comi, si trovò solo nel 1959 nella abitazione di sua figlia Bari Romilda moglie di Anchora Clodomiro.
**************BARI GIUSTINO


